Niente panico!

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Niente panico è diventato ormai un mantra che mi ripeto giorno dopo giorno per cercare di reagire alle più bizzarre idee e monellate che i bambini inventano. Ricordo ancora il primo giorno di tirocinio, in un asilo nido, quando un bambino mi posò su i pantaloni qualcosa di marroncino e viscido che si muoveva animatamente sulla mia gamba (per la cronaca era un vermiciattolo); li per la prima volta pensai “niente panico!“; e come dimenticare quando il mio cuginetto decise di arrampicarsi su un bellissimo albero dimenticandosi poi, improvvisamente, come si scendesse. E anche li pensai “niente panico!“. Piano piano, mi accorsi che giorno dopo giorno il “niente panico” era diventato un qualcosa che mettevo in pratica senza più rendermene conto, qualcosa che avevo talmente interiorizzato che ormai riuscivo a reagire a situazioni che precedentemente mi avrebbero paralizzato, con apparente calma ma soprattutto con prontezza.

Ho provato per ciò ad applicare questa teoria su qualcuno completamente estraneo a studi educativi ma che in situazioni anomale o di routine (dipende dal punto di vista) fosse facile a farsi prendere dal panico: mia sorella che ha una splendida bimba di 5 anni. All’inizio non sembrava molto coinvolta da questa teoria, tutt’altro. Dopo pochi giorni di “mantra” ha iniziato però ad osservare che invece di farsi prendere dal panico reagiva con più fermezza davanti ai suoi capricci al supermercato o quando si svegliava nel cuore della notte volendo giocare con la sua adorata mammina. Piano piano, anche lei, ha smesso di pensare al niente panico sostituendo questo pensiero ad uno più positivo “stando calma posso farcela!”.

A questa teoria, però, c’è la regola che conferma l’eccezione: le nonne. Con loro la formula niente panico sembra agire solo se sono loro stesse, in prima persona, ad occuparsi del bambino; ma se qualcuno di esterno, e con esterno intendo la madre, il padre, gli zii o altri nonni di sesso maschile, ammacca per puro sbaglio l’infante o infligge a lui pene severissime (come lo stare seduto su una sedia per 3 miseri minuti dopo aver rovesciato tutto il contenuto dell’armadio sul pavimento) queste nonne, che hanno allevato svariati figli e affrontato varie ore di fila al pronto soccorso sembrano andare in palla. Si rompono, sembrano incapaci di reagire al supposto pericolo a cui l’amato nipotino è sottoposto e…quello che pensano, a questo punto, diventa un mistero. Per esperienza diretta, quello che ho potuto osservare è stato:

  • Fase 1 Avvistamento del pericolo: la nonna intravede con la coda dell’occhio che il piccolo sta incappando in qualcosa che potrebbe nuocerlo (ad esempio padri che lanciano i figli che, tutt’altro che disperati, ridono come dei pazzi);
  • Fase 2 Sbiancamento: la nonna in genere, quando assiste a certe scene tende a trattenere il fiato, per molto più tempo di quello che consenta la natura umana senza svenire, finché il sacro infante scampa il pericolo (generalmente il padre riesce a riacciuffarlo e a poggiarlo a terra);
  • Fase 3 Faccia da pocker: le nonne a questo punto assumono, nel migliore di casi e se cercano di non essere impiccione, una espressione simile al più abile giocatore di pocker ma, dentro loro stesse, ribolle un vulcano. Si chiedono come hanno fatto ad allevare dei figli così irresponsabili, si chiedono se il loro nipotino sarà al sicuro con delle figure così sconsiderate e…la maggior parte prega affinché, nella scelleratezza dei propri figli risieda un minimo di buon senso in grado di allevare il loro sacro nipotino.

Ora, grandi consigli a queste nonne non è possibile dare per lo più perché non ammetteranno mai l’angoscia che le attanaglia alla visione del loro nipotino in mani estranee. L’unico pensiero che mi tranquillizza è che una volta diventata nonna anche io ricorderò il momento in cui ho scritto questo articolo e mi maledirò per la scelleratezza con cui ho analizzato quei comportamenti che anche io, molto orgogliosamente, metterò in pratica.

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#AMparty: il nostro Atelier per bambini!

Per festeggiare il compleanno del Blog Andiamo Mamma, un fantastico sito gestito da due super mamme italiane a Parigi, nel quale potete trovare ottimi spunti  e idee per le vostre balades a Parigi  o qualche consiglio per un’ottima vacanza nella Ville Lumière; siamo state invitate al loro party per organizzare un’atelier per i bambini…..ecco quello che abbiamo combinato…….

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Gli ingredienti  per la riuscita del nostro atelier educativo sono stati:

  • materiali ispirati alla pedgaogia Montessori
  • libri per bambini e per adulti
  • puzzle e incastri in legno
  • kapla e mosaici
  • voglia di condividere e scoprire
  • tanta gioia e passione

Vediamo insieme nel dettaglio alcuni dei materiali presenti al nostro atelier con relativo link per poterli comprare o ricreare artiginalmente:

Materiali ispirati alla pedagogia Montessori 

(clicca Qui per avere info sul metodo Montessori)

Telai Montessori: essi aiutano il bambino nello sviluppo delle competenze che accompagnano la quotidianità; tramite lacci, cerniere, bottoni, alamari il bambino potrà esercitarsi nelle attività della vita pratica che lo porteranno allo sviluppo dell’autonomia. (Clicca QUI per sapere come costruire i telai fai da te o dove poterli comprare).

Lettere Rugose:  fanno parte di quei materiali pensati da Maria Montessori che si basano sull’educazione sensoriale, essa dice:” Toccare le lettere seguendo il senso della loro scrittura è come iniziare l’educazione muscolare che porta alla scrittura…il bambino che osserva, ricnosce e tocca le lettere seguendo il senso con cui poi le scriverà si prepara alla scrittura e alla lettura simultaneamente”. Molti bambini con i propri genitori si sono divertiti durante il nostro atelier a toccare con le dita ogni lettera che andava poi a costruire il proprio nome, oppure a toccare le lettere per poi ricopiarle sulla lavagnetta con i gessi!!!  (Clicca QUI per comprare le lettere rugose).

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-Materiali sensoriali: i materiali sensoriali aiutano il bambino a sviluppare il senso visivo e tattile permettendo loro di esplorare dimensioni, colori forme, volumi, peso, odori, sapori e suoni. I materiali da noi ideati sono stati:

  • sacchetti tattili grazie ai quali il bambino imparerà a distinguere la consistenza dei materiali, la loro grandezza e la loro dimensione. Per ricreare questo materiale bastano dei sacchetti di stoffa in cui mettere diversi materiali come cotone, campanelli, oggetti di metallo, riso, sacchetti profuma biancheria ecc.
  • bottiglie sensoriali: grazie alle quali il bambino potrà esplorare un ambito sonoro, un ambito olfattivo e uno visivo, a seconda del tipo di materiali che desiderate sistemare al loro interno. (clicca Qui) per sapere come costruire le bottiglie)
  • Memory tattile: prendete un cartone e ritagliatelo in piccoli quadrati di circa 12x12cm, scegliete poi dei tessuti o dei materiali molti diversi tra loro ad esempio la parte verde della spugna, il cotone, del velluto, della seta e delle fave, create delle coppie per ogni tipo di materiale scelto e il gioco potrà essere utilizzato come un normale memory, oppure potrete bendare il bambino e invitarlo a riconoscere e nominare i vari materiali toccati.

Attività per lo sviluppo della motricità fine: il lavoro compiuto con le proprie mani permette al bambino di fissare la sua attenzione e la sua concentrazione indispensabile per ogni apprendimento. Spostare con delle pinze o dei cucchiaini delle pigne riponendole in piccoli contenitori richiede molta coordinazione e abilità nei movimenti di motricità fine. Per il nostro atelier abbiamo preparato delle pinze in legno, delle pigne e dei gommini degli imballaggi che i bambini dovevano spostare riempiendo la scatola delle uova alternando una pigna e un gommino bianco.

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Angolo libri

La lettura riveste nei bambini un ruolo importante per la loro crescita; oltre ad arricchire il loro bagaglio linguistico ed emotivo li aiuta, grazie alla loro innata immaginazione, a creare mondi fantastici in cui possono diventare i protagonisti in grado di vivere avventure mozzafiato. Inoltre i libri sono uno strumento di aiuto ai genitori per introdurre o affrontare argomenti che stanno a cuore ai nostri bambini mostrando che il lieto fine, a volte, è solo la capacità di guardare le cose con una nuova prospettiva. ( clicca QUI per la recensione di un bellissimo libro per bambini).

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Puzzle e incastri in legno

Questi materiali aiutano il bambino a sviluppare una coordinazione oculo-manuale e affinano il movimento di presa tra pollice e indice per i più piccoli.Sono materiali volti allo sviluppo della concentrazione grazie alla auto correzione che il gioco richiede in sè durante il suo utilizzo.

Molte mamme durante il party di Andiamo Mamma ci hanno chiesto dove trovare dei buoni puzzle in legno e il sito che noi consigliamo è Nathan.

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Angolo costruzioni

I materiali da noi proposti sono stati i kapla e i mosaici con tasselli di legno colorati.

Le costruzioni liberano l’immaginazione del bambino, esso può costruire e rendere reali mondi che prima aveva visitato solo tramite la propria fantasia. Non a caso Bruno Munari pensava che la fantasia non  fosse altro che “tutto ciò che prima non c’era anche se irrealizzabile”.

Ringraziamo tutti i bambini e i genitori che hanno partecipato con entusiasmo e gioia al nostro atelier! Ringraziamo ancora le super mamme di Andiamo Mamma per l’invito.

Se avete qualche domanda sui materiali proposti al party e che non abbiamo approfondito nel post non esitate a scriverci!

Inoltre….molte sono state le domande poste sul metodo Montessori e sulle scuole o crèche a Parigi, per chi volesse una consulenza o qualche informazione non esitate a scriverci al nostro indirizzo mail: maionese.educativa@gmail.com o sulla nostra pagina facebook.

Tv, internet e smartphone: come gestirli in base all’età dei bambini.

“La mano di un bambino ha molte altre capacità da sviluppare che quella di toccare uno schermo.”

                                                                                                                           (Serge Tisseron)

Ormai nella nostra vita sono entrati a far parte  un’elevata quantità di schermi: televisione, computer, smatphone e tablet. Ne siamo immersi e delle volte sommersi. Capire come gestirli in relazione ai bambini e agli adolescenti è ormai una questione di dibattito pubblico.

Gli schermi cambiano tutto. Cambiano la relazione con lo spazio che ci circonda e cambiano la qualità delle relazioni che instauriamo con i bambini,cambiano la capacità di attenzione e il mondo in cui conosciamo e approfondiamo le cose. Gli schermi sono qualcosa che vanno a cambiare il tutto senza aggiungerne qualcosa. Ci portano ad una conoscenza che resta in superficie e non veramente profonda delle cose; ma è impossibile tenere i bambini in una palla di cristallo lotano da tutti gli schermi odierni, essi hanno un potenziale immaginativo incredible e sta all’adulto saperlo valorizzare e stimolare al meglio. Più esperienze visive avrà un bambino maggiore sarà la sua capacità di fare; ma come possiamo addormesticare questi schermi affinchè diventino nostri alleati e non qualcosa di cui temere?

Kids with laptops - computer generation
Kids with laptops sitting on the floor – computer generation concept

Gli schermi hanno molti lati positivi ed educativi ma il punto sta nel saperli gestire nel modo giusto. Uno dei punti chiave ruota attorno al tempo. Per quanto tempo usarli e permettere al bambino di usare, ad esempio, il tablet?

Bisogna porre dei limiti e sta al genitore trovare un accordo con il proprio bambino. E’ importante associare una durata. Per i più grandi si può fissare una durata temporale, per i più piccoli una durata in relazione a quello che il bambino andrà a fare dopo, ad esempio: “puoi giocare fino a quando sarà l’ora di fare il bagno.” Altrimenti il tempo passato davanti agli schermi scorre velocemente, troppo velocemente.

E’ importante alla fine di un film, un documentario o  un gioco sul tablet, invitare i bambini a parlare di quello che hanno visto e aiutarli nel ricostruire una cronologia, in questo modo da passivi spettatori diventeranno attivi ri-costruttori della storia e l’adulto potrà intervenire riprendendo idee e spunti di conversazione su tematiche comuni riportandole alla vita reale.

Dopo aver pensato alla durata è importante pensare ad un tempo pari o superiore a quello passato davanti alla televisione, durante il quale condividiamo un’esperienza altra con il bambino. Un’attività manuale, artisitica o una semplice uscita  al parco, affinchè quello che proproniamo al bambino sia il più possible vario e gli permetta di guardare alle cose con un punto di vista multiplo e non con un unico sguardo.

Ci sono schermi in cui siamo attivi  e connessi (smartphone, tablet) e schermi in cui siamo più passivi e spettatori come la televisione. Spesso la televisione viene lasciata accesa in salotto mentre il bambino gioca, ed essa diventa un sottofondo alle notre conversazioni, un qualcosa alla quale ci siamo abituati e nemmeno ci facciamo più caso, ma per il bambino è diverso, trovarsi nella stessa stanza in cui si gioca e la tv è accessa non gli permette pienamente di giocare e di costruire la sua concentrazione come attore e non come spettatore; interromperà spesso le sue azioni per un immagine o un suono ascoltato passivamente, non favorendo così un pieno sviluppo del suo gioco spontaneo.

So che per i genitori è difficile districarsi tra i vari schermi e le varie età dei loro figli, quindi in mio aiuto viene uno psichiatra e uno picologo francesce Serge Tisseron, che ha proposto una distinzione per età del diverso utilizzo delle nuove tecnologie. Premesso che, in quanto pedagogista, non condivido una concezione stadiale rigida e definita sull’utilizzo delle nuove tecnologie, ma ritengo che questa suddivisione sia utile e vada letta come un possibile aiuto per ritrovarare dei punti fermi nella gestione di questo argomento:

Prima dei 3 anni: Il bambino ha bisgono di costruire i suoi punti di riferimento spaziali e temporali. E’ importante che l’adulto giochi con il prorio bambino e favorisca il suo sviluppo. Sono da preferire delle storie lette insieme alla televisione o ai DVD. Durante il pranzo e prima della nanna non utilizzare uno schermo per calmare il bambino, si perderà di vista il vero valore del momento vissuto.

Dai 3 au 6 anni: il bambino ha bisogno di scroprire tutte le sue possibilità sensoriali e manuali. Per l’utilizzo degli schermi è importante fissare delle regole chiare, rispettare l’età indicata per i vari programmi. E’ importante essere presenti mentre il bambino utilizza il tablet, guarda la televisione o il computer, per una visione accompagnata.

Dai 6 ai 9 anni: il bambino ha bisogno di scoprire le regole del gioco sociale. Importanza della discussione di quelo che si cerca su internet o su cosa si è visto alla televisione. Il bambino inizierà ad interessarsi alle console, aumenta così l’importanza di definire una tempistica e il tipo di gioco adatto. Si possono iniziare ad accennare i discorsi sul didittto all’intimità, diritto d’immagine, e i 3 principi di internet: 1. tutto quello che si mette su internet è di dominio pubblico, 2. tutto quello che si carica resterà per un lungo periodo di tempo, alcune cose per sempre 3. bisogna selezionare le informazioni ottenute da internet.

Dai 9  ai 12 anni: Il bambino ha bisogno di esplorare la complessità del mondo. Insieme al bambino possiamo determinare a partire da quale età avrà il suo telefonino, quando andrà su internet, solo o accompagnato è bene mettere in pratica un controllo dei parametri di navigazione online. Decidere insieme al bambino quanto tempo consacrare ai diversi schermi. Discutere con lui di quanto visto e fatto. Ricordare i 3 princi di internet.

Dopo i 12 anni: Il bambino comincia ad emanciparsi dal mondo familiare. Navigherà liberamente su internet ma è importante fissare degli orari da rispettare. Si potranno affrontare argomenti come: scaricare dei film, il plagio, la pornografia e gli hacker. E’ giusto mantenere una distanza genitore-figlio anche sui social network.

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Serge Tisseron- Apprivoiser les écrans et grandir, Ed. érès

S.O.S Educatrice

“Un prete islamico, un Mullah, sta cavalcando nel deserto quando vede tre uomini e dei cammelli in lontananza. Li raggiunge e li saluta, chiedendo loro la ragione di tanta tristezza. “Nostro padre è morto.” “Questo è molto triste, ma sicuramente Allah lo ha accettato. Vi deve avere lasciato qualcosa.” “Ci ha lasciato quello che possedeva, questi diciassette cammelli e ci ha chiesto di spartirli fra di noi. Il fratello più vecchio dovrebbe avere la metà dei cammelli, il secondo un terzo, e l’ultimo un nono. Abbiamo provato ma ci è risultato impossibile con diciassette cammelli.” Il prete comprende il problema, aggiunge il suo cammello e comincia a dividere: la metà di 18 è 9; un terzo è 6; un nono è 2. 9+6+2=17. A questo punto salta in groppa al suo cammello e si allontana.”

cit. “Il Diciottesimo cammello. Cornici sistemiche per il counseling” di Formenti L.; Caruso A.; Gini D., 2008, Raffaello Cortina, Milano.
  • CHE COS’è SOS EDUCATRICE?

SoS Educatrice è uno spazio pedagogico virtuale dove poter metter ordine e rendere comprensibile una situazione che può apparire confusa. Come il saggio che, quando arriva con il suo 18esimo cammello,  crea un nuovo spazio di azione, dialogo e riflessione in cui i fratelli possono proiettarsi. La ripartizione dei cammelli prima del suo arrivo era confusionaria e creava tra i fratelli tensioni e stanchezza, essi non riuscivano a uscirne essendo immersi nel loro problema. Così questo spazio si propone come luogo grazie al quale possiamo insieme aggiungere senso alla realtà in cui siamo immersi e ri-posizionarci per guardare la nostra storia da una nuova prospettiva rispetto alla precedente.

Insieme possiamo dialogare, scambiare idee, potenziare le risorse che ciascuno di noi possiede e che alcune volte richiedono di essere viste con uno sguardo nuovo. Creare delle micro-teorie personali che fanno proprio al caso vostro.

  • COME PARTECIPARE A QUESTO SPAZIO VIRTUALE PEDAGOGICO?

Potete scriverci al nostro indirizzo e-mail: maionese.educativa@gmail.com  o potete contattarci commentando questa sezione del nostro blog in modo da poter condividere la vostra storia, i vostri dubbi o le vostre domande con tutti gli utenti del blog e apportare così diversi sguardi generativi.

Ogni e-mail rimarrà anonima e sarà preservata la vostra privacy e la diffusione di informazioni personali. Il servizio è aperto a tutti: genitori, nonni, insegnanti, educatori, ragazzi.

Scrivere permette di mettere ordine tra le proprie idee, di chiarire cosa ci passa per la testa, permette di tracciare una direzione.

Porsi delle domande e scrivere è già una buona premessa per affrontare un dilemma.

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Chi siamo

Eccoci qui…


Marta

Nome: Marta

Età: 28

Laurea: Triennale in Scienze dell’Educazione e Specialistica in Scienze Pedagogiche

Professione: Educatrice in una splendida scuola a Montmartre (proprio come Amélie Poulain)

Città: Parigi

Pedagogisti d’ispirazione: Maria Montessori e Riccardo Massa.


Valentina

Nome: Valentina

Età: 29

Laurea: Triennale in Scienze dell’educazione e Specialistica in Scienze Pedagogiche

Professione: Educatrice che si occupa di splendidi bambini e ragazzi con caratteristiche speciali

Città: Como

Pedagogisti d’ispirazione: le persone che sanno guardare il mondo con occhi diversi.