Reggio Emilia Approach

“I bambini sono degli esseri forti, ricchi et competenti. Hanno le capacità, il potenziale, la curiosità e il desiderio di costruire il loro apprendimento e di gestire la relazione con l’ambiente che li circonda”.

Loris Malaguzzi

  • Quando e dove nasce il Reggio Emilia Approach?

L’approccio di Reggio Emilia nasce nell’omonima città agli inizi degli anni ’60 grazie al pedagogista e insegnante di scuola primaria Loris Malaguzzi e alla sua collaborazione con il Comune di Reggio Emilia. Il comune intuisce l’inefficacia dei servizi educativi presenti sul territorio e sente di dover rispondere alle crescenti domande di famiglie e bambini fornendo loro dei servizi di qualità.

Così nel 1963 furono create le prime scuole per bambini dai 3 ai 6 anni e dal 1966 esse diventarono parte integrante del sistema pubblico di educazione.  Oggi sul territorio e in tutto il mondo si contano innumerevoli Asili Nido e Scuole dell’Infanzia ispirate a questa filosofia educativa.

L’idea di Malaguzzi era quella di: “Fare una scuola amabile (operosa, inventosa, vivibile, documentabile e comunicabile, luogo di ricerca, apprendimento, ricognizione e riflessione) dove stiano bene bambini, insegnanti e famiglie”.

  • Metodo? Approccio?

Per prima cosa è bene sottolineare che esso non è un metodo ma bensì un approccio…una filosofia educativa in costante evoluzione e difficile, se non impossibile da riprodurre tale e quale, ma dalla quale si possono trarre alcuni principi chiave e adattarli poi al proprio contesto. Approccio significa primo contatto per entrare in relazione con qualcuno, atteggiamento, modo con il quale affrontiamo un problema, un argomento. Il metodo, come può essere il Metodo Montessori, è un criterio sistematico e funzionale di procedere in un’attività finalizzata al raggiungimento di un obiettivo prefissato (Dizionario Hoepli).

I principi chiave dell’approccio

Il Bambino possiede 100 linguaggi: 

Viene offerta quotidianamente ai bambini la possibilità di avere incontri con più materiali, più linguaggi, più punti di vista, di avere contemporaneamente attive le mani, il pensiero e l’emozione, valorizzando l’espressività e la creatività di ciascun bambino e dei bambini in un gruppo (reggiochildren.it). I bambini possiedono “100 linguaggi”, e per permettere al bambino di esprimersi, ad esso vengono messe a disposizione molteplici mezzi, materiali e tecnologie.Il bambino ha un grande bisogno e diritto di comunicare e sta all’adulto assicurarsi  che il bambini abbia gli spazi e i modi per esprimersi.

Bambino come costruttore:

Il bambino costruisce i suoi apprendimenti secondo i suoi interessi, le sue scoperte, le sue soluzioni ai problemi. L’adulto non trasmette frontalmente il suo sapere al bambino, esso non è considerato come un vaso che deve essere riempito. Ogni situazione e relazione nella quale egli è coinvolto può essere una situazione di apprendimento.

Una partecipazione sociale alla scuola:

Scuola come sistema, comunità che coinvolge genitori, insegnanti, cittadini, organizzazioni del quartiere impegnati all’interno e all’esterno delle scuole con una comunicazione costante.

Ph. ischool.startupitalia.eu

L’ambiente come agente di apprendimento e  terzo insegnante.

L’educazione viene considerata come una spirale aperta, e i bambini vengono incoraggiati a rivisitare, riconsiderare e a rappresentare le proprie esperienze e intuizioni. (Cit. I cento linguaggi dei bambini). Gli spazi e l’ambiente giocano un grande ruolo importante nel percorso di apprendimento, essi devono essere vivi, invitanti, stimolanti, provocanti, polivalenti.  Gli spazi interni e esterni sono in continuità tra loro, c’è un accesso diretto al cortile  e allo stesso tempo all’interno troviamo piante e materiali all’interno. Un’altro spazio molto importante, quasi un prolungamento delle sezioni è la piazza, intesa come la piazza rinascimentale, è lo spazio dove ci si incontra, si parla, si discute, si fa commercio, politica, teatro..un luogo “dove si intensifica la qualità degli scambi sia dei bambini che degli adulti” è un luogo definito di Loris Malaguzzi dove le idee partono e arrivano. C’è poi l’atelier: definito sempre da Malaguzzi un laboratorio/studio utilizzato dai bambini e dagli adulti e viene condotto da un atelierista.  Un luogo dove abilitare la mano e la mente, dove affinare l’orecchio, il giusto estetico e grafico.

Ci sono dei materiali precisi?

No, non ci sono.. ma ci sono esperienze e atelier dal quale è possibile ispirarsi.  Troviamo tantissimi tipi di materiali diversi che arrivano da percorsi di recupero e di riutilizzo dei materiali stessi, con un approccio quindi ecosostenibile, si va dalla lana, alle stoffe, a pezzi di legno raccolti nel bosco, ma anche a strumenti di alta tecnologia, come videoproiettori, stereo, microscopi; la tecnologia si mescola ad altri linguaggi, non li domina. Ad esempio troviamo atelier di luce e trasparenze con i tavoli luminosi che permettono l’immersione in un nuovo ambiente dove la luce può essere esplorata e permette di esplorare i diversi oggetti di interesse del bambino.

Ph. ischool.startupitalia.eu

– Esempi di attività:

Un melograno viene posto al centro del tavolo e i bambini sono seduti intorno ad un tavolo circolare e compongono una grafico dell’oggetto..dopodiché tutti i lavori verranno appesi e i bambini si confronteranno su cosa ognuno ha osservato e rappresentato.

oppure…

La maestra propone ai bambini di fare delle cose utilizzando il filo di ferro e delle matasse di filo, i bambini manipolando i diversi fili giocano e si esprimono “Ho fatto un pesce” “Adesso faccio un pesciolino” “questo filo è grande come una balena”.

Loris Malaguzzi poneva inoltre un accento particolare alla colaborazione che dovrebbe esistere tra genitori e scuola; affermava quanto fosse importante per i genitori comprendere quello che accade all’interno dell’istituto, sia per loro, che per i loro figli e per le persone che vi lavorano; in questo modo si può creare una responsabilità condivisa in cui vi sia un completo passaggio di informazioni utili per la crescita del bambino facendo nascere, quella che lui definisce una “solidarietà di intenti”. I 100 linguaggi dei bambini diventeranno,così, dei linguaggi comprensibili anche ai genitori e agli insegnanti che giornalmente si prendono cura di loro.

Per ulteriori informazioni potete visitare il sito: http://www.reggiochildren.com

Ecco un video molto interessante sulle scuole di Reggio Emilia: CLICCA QUI

 

 

 

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