Tararì tararera…

Che cosa farà la scimmietta Piripù quando, allontanadosi troppo dalla sua famiglia per visitare il mondo circostante, non riuscirà più a trovarli?

Questo divertente libro mostra sia agli adulti che ai bambini che il divario linguistico molto spesso può essere superato se accompagnato dalla voglia e dalla passione di trasmettere qualcosa; questo libro, infatti, è una storia scritta in lingua Piripù e nasce proprio per il puro piacere di raccontare storie. Non abbiate paura, con la giusta intonazione e con l’aiuto della grafica riuscirete a raccontare una storia di curiosità, avventura e amore ai vostri Piripù Bibi e loro sapranno ascoltarvi, ridere delle avventure della piccola scimmietta.

Questo libro fa parte di una collana di avventure chiamate la biblioteca di Piripù; tra gli altri titoli troviamo: Bada…bum e Rulba rulba!

Età consigliata: a partire dai 3 anni

Per comprare questi splendidi libri cliccate qui:

– Tararì tararera

– Bada…bum

– Rulba rulba!

Tararì tararera… di Emanuela Bussolati, Ed. CARTHUSIA, collana: la biblioteca di Piripù.
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La lingua dei segni al Nido

LA LINGUA DEI SEGNI APPLICATA CON I PIU’ PICCOLI AL NIDO.

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Ho partecipato di recente a questa formazione sulla LSF (lingua dei segni francese) applicata con i bambini all’asilo nido; inzialmente non ero molto convinta, io Italiana in Francia, che già per  comunicare con i bambini quotidianamente uso molto i gesti per esprimermi (più di tutte le altre mie colleghe francesi messe insieme), non ne capivo il senso profondo di questo percorso con dei bambini udenti, ma ne sono rimasta coinvolta e entusiasta cosi’che ho deciso di parlarvene in questo post!

Il principio

Il principio é quello di associare un gesto della lingua dei segni a una parola.

Il gesto realizzato viene chiamato “segno”. Ad esempio ogni volta che viene pronunciata la parola “acqua” essa viene “segnata” con il gesto corrispondene.

L’obiettivo é quello di segnare alcune parole chiave che ritornano spesso nella giornata dei bambini al Nido. La lingua dei segni é in sé molto complessa e quello che viene proposto ai più piccoli non é una comunicazione interamente basata su questo tipo di linguaggio, l’idea é quella di utilizzare i principi di questa lingua nel mondo dell’infanzia.

L’interesse

Il bambino che non ha ancora acquisito la parola ha dei bisogni che non riesce a esprimere chiaramente….sarà allora con il pianto, con dei comportamenti che l’adulto non riuscirà a spiegarsi, che il bambino cercherà di esprimersi e di comunicare con esso.

Questo modo di comunicare permette di:

  • Soddisfare al meglio i bisogni dei più piccoli
  • Ridurre le frustrazioni e i pianti legati all’incomprensione
  • Sviluppare i legami di attaccamento
  • Creare dei legami di complicità tra il bambino e le persone che si prendono cura di lui
  • Rinforzare la stima di sé e la fiducia del bambino
  • Sviluppare la sua motricità fine
  • Incoraggiare all’uso della parola
  • Sviluppare una comunicazione rispettuosa e attenta

 

Verso i 6-7 mesi il bambino é in grado di riprodurre alcuni segni permettendogli cosi’ una comunicazione corporale e gestuale.

Rispetto al mio modo, già gestuale, di comunicare con i bambini, con questo metodo cambia il fatto che anziché scegliere gesti personali, definiti da una singola persona in base alla propria esperienza, vengono utilizzati dei segni stadardizzati e studiati appositamente, in modo dunque più sistematico.

La lingua dei segni applicata

E’ importantissimo associare il gesto alla parola: segnare e parlare permette al bambino di appropriarsi allo stesso tempo del linguaggio in modo ludico.

Affinché un bambino integri un segno é necessario che le educatrici che si occupano di lui al nido lo ripetano frequentemente e quotidianamente, idealmente ogni volta che la parola chiave viene usata durante la giornata, cosi’ il bambino per mimetismo potrà appropriarsi del gesto e segnare a sua volta.

L’equipe dovrà scegliere inizialmente 5-6 parole chiave che ha deciso di segnare, ad esempio nella mia struttura abbiamo optato per: buongiorno, acqua, ancora, mangiare, libro, dormire e doudou.

Segno per “ancora” nella LSF

Ogni giorno, da quando abbiamo partecipato alla formazione, ogni volta che pronunciamo una di queste parole, associamo il segno corrispondente. Metteremo poi in atto durante un “café des parents” una mini formazione per i genitori che vorrebbero continuare questo progetto a casa con i propri figli.

All’asilo nido si possono poi segnare anche alcune canzoncine, imparando i segni delle parole chiave di ciascuna e in commercio si possono trovare anche diversi libri da raccontare segnando.

Segno per “grazie” nella LSF

Questo progetto non va assolutamente a sostiuire la parola o a nuocere lo sviluppo del linguaggio, anzi; Virginia Volterra, Dirigente di ricerca del CNR – Istituto di Scienze e Tecnologie della cognizione -, punto di riferimento italiano sulla lingua dei segni, sostiene cheutilizzando questo metodo si notano dei vantaggi cognitivi nell’evoluzione del linguaggio dei bambini, che si sviluppa prima e meglio rispetto a chi non ne fa uso. Un mio studio del 1998, condotto su bimbi udenti della scuola elementare di Guidonia (RM), ha evidenziato che la lingua dei segni aumentava le loro abilità di memoria visiva e attenzione visiva. E anche su bimbi più piccoli esistono abbondanti lavori che attestano la validità di questa metodica”.

Ecco un video della lingua dei segni applicata: GUARDA VIDEO

Bibliografia per approfondire:

Gioco e Imparo con la LIS

Mamma parla con me

I cento linguaggi dei bambini.

Vorremmo iniziare il nuovo anno così…con questa poesia di Loris Malaguzzi, il fondatore dell’approccio di Reggio Emilia (che approfondiremo prossimamente in un articolo).

Le sue parole ci fanno un pò sognare come educatrici… infondono speranza e aprono nuove possibilità…moltiplicano il nostro sguardo…

Il bambino è fatto di cento.

Il bambino
ha cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.
gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi

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Tavolo Luminoso in una scuola di Reggio Emilia. Presto un articolo con qualche info su questo approccio.