Pittura per bambini FAI DA TE!

 

Con le attività pittoriche il bambino manifesta sé stesso, rivela il proprio mondo interiore fatto di emozioni e sentimenti.Il gesto della propria mano che prende la pittura e lascia una traccia sul foglio é l’inizio di una nuova fase nella vita del bambino, esso ha la consapevolezza che può lasciare un segno e modificare l’ambiente che lo circonda.

Inizialmente i bambini che si approcciano alla pittura,  tra gli uno e i due anni, utilizzeranno in primis le loro mani che sono il primo strumento che essi possiedono per scoprire il mondo e quello che li circonda. Per questo vi proponiamo una ricetta facilissima: la PITTURA A DITA, facile da preparare e atossica per i più piccoli:

  • 2 tazze di farina di maizena
  • 1 tazza di acqua fredda
  • 4 tazze di acqua calda
  • colorante alimentare

 

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Pittura a dita.

Mischiare la maizena con l’acqua fredda, poi aggiungere l’acqua calda e il colorante. Otterrete una consistenza cremosa che potrete lasciare riposare un frigo fino a che non si raffreddi ed è poi é pronta per essere utilizzata!

Per i bambini più grandi, a partire dalla scuola materna potremmo invece proporre la PITTURA IN 3D!

Servono solo 3 ingredienti:

  • schiuma da barba
  • colla vinilica
  • coloranti alimentari

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 Per ogni colore che volete creare serviranno 1/2 tazza di colla vinilica e 1/2 tazza di schiuma da barba, dopo averle ben mischiate tra loto aggiungete qualche goccia di colorante alimentare ed il gioco è fatto! Potrete utilizzarla come dell`ordinaria pittura stendendola con un pennello e una volta terminato il disegno va poi lasciata asciugare una notte….il mattino dopo  sarà asciutta e non si sarà sgonfiata! da provare assolutamente!

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Risultato finale della pittura 3D!
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Niente panico!

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Niente panico è diventato ormai un mantra che mi ripeto giorno dopo giorno per cercare di reagire alle più bizzarre idee e monellate che i bambini inventano. Ricordo ancora il primo giorno di tirocinio, in un asilo nido, quando un bambino mi posò su i pantaloni qualcosa di marroncino e viscido che si muoveva animatamente sulla mia gamba (per la cronaca era un vermiciattolo); li per la prima volta pensai “niente panico!“; e come dimenticare quando il mio cuginetto decise di arrampicarsi su un bellissimo albero dimenticandosi poi, improvvisamente, come si scendesse. E anche li pensai “niente panico!“. Piano piano, mi accorsi che giorno dopo giorno il “niente panico” era diventato un qualcosa che mettevo in pratica senza più rendermene conto, qualcosa che avevo talmente interiorizzato che ormai riuscivo a reagire a situazioni che precedentemente mi avrebbero paralizzato, con apparente calma ma soprattutto con prontezza.

Ho provato per ciò ad applicare questa teoria su qualcuno completamente estraneo a studi educativi ma che in situazioni anomale o di routine (dipende dal punto di vista) fosse facile a farsi prendere dal panico: mia sorella che ha una splendida bimba di 5 anni. All’inizio non sembrava molto coinvolta da questa teoria, tutt’altro. Dopo pochi giorni di “mantra” ha iniziato però ad osservare che invece di farsi prendere dal panico reagiva con più fermezza davanti ai suoi capricci al supermercato o quando si svegliava nel cuore della notte volendo giocare con la sua adorata mammina. Piano piano, anche lei, ha smesso di pensare al niente panico sostituendo questo pensiero ad uno più positivo “stando calma posso farcela!”.

A questa teoria, però, c’è la regola che conferma l’eccezione: le nonne. Con loro la formula niente panico sembra agire solo se sono loro stesse, in prima persona, ad occuparsi del bambino; ma se qualcuno di esterno, e con esterno intendo la madre, il padre, gli zii o altri nonni di sesso maschile, ammacca per puro sbaglio l’infante o infligge a lui pene severissime (come lo stare seduto su una sedia per 3 miseri minuti dopo aver rovesciato tutto il contenuto dell’armadio sul pavimento) queste nonne, che hanno allevato svariati figli e affrontato varie ore di fila al pronto soccorso sembrano andare in palla. Si rompono, sembrano incapaci di reagire al supposto pericolo a cui l’amato nipotino è sottoposto e…quello che pensano, a questo punto, diventa un mistero. Per esperienza diretta, quello che ho potuto osservare è stato:

  • Fase 1 Avvistamento del pericolo: la nonna intravede con la coda dell’occhio che il piccolo sta incappando in qualcosa che potrebbe nuocerlo (ad esempio padri che lanciano i figli che, tutt’altro che disperati, ridono come dei pazzi);
  • Fase 2 Sbiancamento: la nonna in genere, quando assiste a certe scene tende a trattenere il fiato, per molto più tempo di quello che consenta la natura umana senza svenire, finché il sacro infante scampa il pericolo (generalmente il padre riesce a riacciuffarlo e a poggiarlo a terra);
  • Fase 3 Faccia da pocker: le nonne a questo punto assumono, nel migliore di casi e se cercano di non essere impiccione, una espressione simile al più abile giocatore di pocker ma, dentro loro stesse, ribolle un vulcano. Si chiedono come hanno fatto ad allevare dei figli così irresponsabili, si chiedono se il loro nipotino sarà al sicuro con delle figure così sconsiderate e…la maggior parte prega affinché, nella scelleratezza dei propri figli risieda un minimo di buon senso in grado di allevare il loro sacro nipotino.

Ora, grandi consigli a queste nonne non è possibile dare per lo più perché non ammetteranno mai l’angoscia che le attanaglia alla visione del loro nipotino in mani estranee. L’unico pensiero che mi tranquillizza è che una volta diventata nonna anche io ricorderò il momento in cui ho scritto questo articolo e mi maledirò per la scelleratezza con cui ho analizzato quei comportamenti che anche io, molto orgogliosamente, metterò in pratica.