Tv, internet e smartphone: come gestirli in base all’età dei bambini.

“La mano di un bambino ha molte altre capacità da sviluppare che quella di toccare uno schermo.”

                                                                                                                           (Serge Tisseron)

Ormai nella nostra vita sono entrati a far parte  un’elevata quantità di schermi: televisione, computer, smatphone e tablet. Ne siamo immersi e delle volte sommersi. Capire come gestirli in relazione ai bambini e agli adolescenti è ormai una questione di dibattito pubblico.

Gli schermi cambiano tutto. Cambiano la relazione con lo spazio che ci circonda e cambiano la qualità delle relazioni che instauriamo con i bambini,cambiano la capacità di attenzione e il mondo in cui conosciamo e approfondiamo le cose. Gli schermi sono qualcosa che vanno a cambiare il tutto senza aggiungerne qualcosa. Ci portano ad una conoscenza che resta in superficie e non veramente profonda delle cose; ma è impossibile tenere i bambini in una palla di cristallo lotano da tutti gli schermi odierni, essi hanno un potenziale immaginativo incredible e sta all’adulto saperlo valorizzare e stimolare al meglio. Più esperienze visive avrà un bambino maggiore sarà la sua capacità di fare; ma come possiamo addormesticare questi schermi affinchè diventino nostri alleati e non qualcosa di cui temere?

Kids with laptops - computer generation
Kids with laptops sitting on the floor – computer generation concept

Gli schermi hanno molti lati positivi ed educativi ma il punto sta nel saperli gestire nel modo giusto. Uno dei punti chiave ruota attorno al tempo. Per quanto tempo usarli e permettere al bambino di usare, ad esempio, il tablet?

Bisogna porre dei limiti e sta al genitore trovare un accordo con il proprio bambino. E’ importante associare una durata. Per i più grandi si può fissare una durata temporale, per i più piccoli una durata in relazione a quello che il bambino andrà a fare dopo, ad esempio: “puoi giocare fino a quando sarà l’ora di fare il bagno.” Altrimenti il tempo passato davanti agli schermi scorre velocemente, troppo velocemente.

E’ importante alla fine di un film, un documentario o  un gioco sul tablet, invitare i bambini a parlare di quello che hanno visto e aiutarli nel ricostruire una cronologia, in questo modo da passivi spettatori diventeranno attivi ri-costruttori della storia e l’adulto potrà intervenire riprendendo idee e spunti di conversazione su tematiche comuni riportandole alla vita reale.

Dopo aver pensato alla durata è importante pensare ad un tempo pari o superiore a quello passato davanti alla televisione, durante il quale condividiamo un’esperienza altra con il bambino. Un’attività manuale, artisitica o una semplice uscita  al parco, affinchè quello che proproniamo al bambino sia il più possible vario e gli permetta di guardare alle cose con un punto di vista multiplo e non con un unico sguardo.

Ci sono schermi in cui siamo attivi  e connessi (smartphone, tablet) e schermi in cui siamo più passivi e spettatori come la televisione. Spesso la televisione viene lasciata accesa in salotto mentre il bambino gioca, ed essa diventa un sottofondo alle notre conversazioni, un qualcosa alla quale ci siamo abituati e nemmeno ci facciamo più caso, ma per il bambino è diverso, trovarsi nella stessa stanza in cui si gioca e la tv è accessa non gli permette pienamente di giocare e di costruire la sua concentrazione come attore e non come spettatore; interromperà spesso le sue azioni per un immagine o un suono ascoltato passivamente, non favorendo così un pieno sviluppo del suo gioco spontaneo.

So che per i genitori è difficile districarsi tra i vari schermi e le varie età dei loro figli, quindi in mio aiuto viene uno psichiatra e uno picologo francesce Serge Tisseron, che ha proposto una distinzione per età del diverso utilizzo delle nuove tecnologie. Premesso che, in quanto pedagogista, non condivido una concezione stadiale rigida e definita sull’utilizzo delle nuove tecnologie, ma ritengo che questa suddivisione sia utile e vada letta come un possibile aiuto per ritrovarare dei punti fermi nella gestione di questo argomento:

Prima dei 3 anni: Il bambino ha bisgono di costruire i suoi punti di riferimento spaziali e temporali. E’ importante che l’adulto giochi con il prorio bambino e favorisca il suo sviluppo. Sono da preferire delle storie lette insieme alla televisione o ai DVD. Durante il pranzo e prima della nanna non utilizzare uno schermo per calmare il bambino, si perderà di vista il vero valore del momento vissuto.

Dai 3 au 6 anni: il bambino ha bisogno di scroprire tutte le sue possibilità sensoriali e manuali. Per l’utilizzo degli schermi è importante fissare delle regole chiare, rispettare l’età indicata per i vari programmi. E’ importante essere presenti mentre il bambino utilizza il tablet, guarda la televisione o il computer, per una visione accompagnata.

Dai 6 ai 9 anni: il bambino ha bisogno di scoprire le regole del gioco sociale. Importanza della discussione di quelo che si cerca su internet o su cosa si è visto alla televisione. Il bambino inizierà ad interessarsi alle console, aumenta così l’importanza di definire una tempistica e il tipo di gioco adatto. Si possono iniziare ad accennare i discorsi sul didittto all’intimità, diritto d’immagine, e i 3 principi di internet: 1. tutto quello che si mette su internet è di dominio pubblico, 2. tutto quello che si carica resterà per un lungo periodo di tempo, alcune cose per sempre 3. bisogna selezionare le informazioni ottenute da internet.

Dai 9  ai 12 anni: Il bambino ha bisogno di esplorare la complessità del mondo. Insieme al bambino possiamo determinare a partire da quale età avrà il suo telefonino, quando andrà su internet, solo o accompagnato è bene mettere in pratica un controllo dei parametri di navigazione online. Decidere insieme al bambino quanto tempo consacrare ai diversi schermi. Discutere con lui di quanto visto e fatto. Ricordare i 3 princi di internet.

Dopo i 12 anni: Il bambino comincia ad emanciparsi dal mondo familiare. Navigherà liberamente su internet ma è importante fissare degli orari da rispettare. Si potranno affrontare argomenti come: scaricare dei film, il plagio, la pornografia e gli hacker. E’ giusto mantenere una distanza genitore-figlio anche sui social network.

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Serge Tisseron- Apprivoiser les écrans et grandir, Ed. érès

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“Gite”: generatrici di altri mondi

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Parco Giocabosco

Mi è capitato ultimamente di notare che certe scuole materne propongono gite didattiche che hanno molto delle gite ma effettivamente poco del didattico. I bambini si trovano così a partecipare per molti anni di fila alle stesse attività extrascolastiche che probabilmente li divertono molto (pensiamo ai parchi divertimento o quelli a tema) ma che non sono in grado, sul lungo periodo, di garantire loro quell’arricchimento culturale che si richiede al concetto stesso e tradizionale di gita.

Per i bambini così piccoli però, non è solo un fatto culturale o nozionistico la Gita didattica (lo scrivo con la maiuscola perchè ricordiamo tutti bene l’agitazione, l’ansia, la bellissima trepidazione che ci percorreva la sera prima della partenza); i bambini non sono interessati a cosa successe in quel periodo storico o a scoprire chi governò il paese quegli anni, perchè loro non apprendono tramite nozioni. I bambini apprendono tramite emozioni e risulta quindi importante far far loro esperienze che suscitino sensazioni, ricordi.

La gita didattica quindi, si deve distanziare molto dalla quotidianità che la vita famigliare o scolastica può e deve offrire al bambino: si può andare in gita con i genitori al parco tematico e passare una giornata stupenda che rimarrà sempre nei nostri cuori, si può andare al parco con le maestre e i compagni di classe e donarci un ricordo della nostra infanzia allegro. Ma alla gita si chiede di più: si chiede di aprire un mondo nuovo, di essere moltiplicatrice di sguardi, di emozioni. Le si chiede di promuovere nel bambino una curiosità che lo invogli alla scoperta. La gita dovrebbe insegnare al bambino che esistono varie realtà, che si può entrare in contatto con altri mondi; il bambino impara ad essere un “apprendista del mondo” capace di osservare, pensare e agire. Ed è per questo motivo che tutti abbiamo aspettato con grande trepidazione questo momento: perchè esula dalla normalità, ci allontana dalle nostre abitudini e questa perdita temporanea della bussola ci rende anche più ricettivi all’interazione con il nuovo, con il diverso, ci rende disponibili alla scoperta.

Da queste riflessioni nasce la possibilità di suggerirvi 5 magiche proposte per delle “gite” generatrici di altri mondi.

  • In gita con il FAI: queste interessanti proposte del FAI offrono la possibilità ai bambini di divertirsi insieme all’arte, la storia e la natura immergendosi in un bellissimo paesaggio;
  • Giocabosco parco didattico: obbiettivo di questo parco è quello di far riavvicinare i bambini alla natura e attraverso la fantasia, stimolare in loro l’uso dei cinque sensi ricordandogli e insegnandoli l’importanza del rispetto per la natura che ci circonda.
  • Magici Castelli: i nostri piccoli eroi, dopo essere stati vestiti dai gnomi, cavalieri, elfi o folletti, affronteranno magici e buffi personaggi per salvare il regno. L’obiettivo è quello di sconfiggere i cattivi, e far si che tutti “vissero felici e contenti”!
  • Demetra uscite didattiche nella natura: alla scoperta della natura attorno a noi! i frutti, i cibi che coltiviamo; i giardini e le bellissime piante che ci circondano.
  • Fattorie didattiche: alla scoperta del rispetto per gli animali e per la natura.