Libri di Texture ispirati a Bruno Munari

Quante volte entrando in un negozio sentiamo ripetere ai bambini: “non toccare!” nessuno direbbe mai: non guardare o non ascoltare, ma per il tatto é diverso…molti pensano che se ne possa fare a meno.

Secondo Bruno Munari, la conoscenza del mondo per un bambino é di tipo “plurisensoriale” e il tatto é quello maggiormente usato, esso completa la conoscenza del bambino apportandogli nuove informazioni riguardo al mondo che lo circonda.  L’educazione tattile viene spesso dimenticata privilegiando un’educazione visiva. E’ invece fondamentale che in quanto educatori o genitori diamo importanza alla percezione tattile per permettere ai bambini di essere attivi sperimentatori delle proprie conoscenze.

Per esercitare il tatto, noi di Maionese Educativa in collaborazione con le mamme del blog: AndiamoMamma abbiamo organizzato 3 atelier ispirati a Bruno Munari a Parigi:

13 Novembre: Libri di Textures ,” La pelle delle cose” 

16 Dicembre: Il suono della carta, ” La carta- animata”

20 Gennaio: Libri multi-cromatici,creazioni tattili-sensoriali”

Le iscrizioni sono aperte per gli atelier di Dicembre e Gennaio sul sito AMA agenzia

IMG_20171025_171843807_HDR

Oggi vogliamo parlavi del primo dei nostri atelier: Libri di Texture

Ingredienti Educativi e Materiali:

  • Osservazione
  • Pastelli a cera
  • Mani pronte a esplorare
  • Fogli
  • Immaginazione e fantasia

Per prima cosa é importante spiegare ai bambini cos’é una texture, osservando quello che ci circonda a casa, nelle varie stanze, o  nell’ambiente scolastico. Guardando bene, ogni cosa che ci circonda ha una texture in rilievo: il pavimento, le piastrelle del bagno, il sottopentola, la sedia, il calorifero….e questo é solo l’inizio…

IMG-20171122-WA0023

Dopo aver cercato le varie textures e soprattuto dopo averle TOCCATE il gioco é semplice: basta posizionare il foglio sulla texture scelta e con il pastello a cera tenuto orizzontalmente  sfregare.

Per il nostro Atelier ci siamo anche procurate delle texture comprate nei negozi per bricolage: reti, tavolette di legno, fogli metallici, cartoncini ondulati….

L’ultima fase é stata quella di GIOCARE CON LE TEXTURE E INVENTARE: ritagliare, incollare e disegnare su dei fogli colorati e rilegati per creare splendidi libri di Texture lasciando spazio alla fantasia.

IMG-20171122-WA0022

Bibliografia: 

I labori tattili, di Bruno Munari, Edizioni Corraini

Giocare con l’arte, Le Texture, di Bruno Munari, Zanichelli

Annunci

Prime Letture: ” Da grande saro’ una chef” di Carlotta de Melas

cop pr lett 114.2.indd

Questa é la storia di Clotilde detta Cloe…

Una pecorella con un sogno nel cassetto: diventare una grande Chef. Un giorno, entrando in una pasticceria, Cloe incontrò una fatina che con una spolverata di zucchero e farina cambio’ la sua vita.

A volte non é facile realizzare i propri sogni, in particolare i sogni dei più piccoli sono talmente preziosi  da dover essere custoditi, curati e innaffiati giorno dopo giorno come una piantina. I genitori hanno un ruolo fondamentale nell’accompagnare i propri figli verso il futuro, permettendo loro di esprimersi e essere quello che sono veramente nel mondo che li circonda, senza imporre ai bambini la propria visione della vita e i propri sogni…..

Proprio come hanno fatto i genitori di Cloe…..inizialmente si è iscritta a danza, ma “l’idea di salire su un palcoscenico le faceva venire mal di pancia”, poi si è concentrata sulla matematica, ma niente da fare; fino a quando un giorno mamma e papà leggono sul giornale che lo Chef Tonino Speranza terrà un corso di cucina proprio nella loro città e decidono così di iscrivere Cloe ed incoraggiarla a seguire la sua vera passione: la cucina!

cloe parents

Cloe è entusiasta ma ha anche molta paura di non essere all’altezza, di essere presa in giro dai suoi amici che le dicono che le pecorelle non possono diventare chef. Tonino Speranza però la invita a lasciarsi guidare dal suo cuore e a non avere paura.  Nessuno riuscirà così a fermare la nostra piccola pecorella che preparerà  piatti deliziosi e succulenti: sandwich di avocado, marmellata di violette e patate, gelato alla mela…..

Per sapere come finirà la storia della nostra amica Cloe l’unica soluzione è leggere con i vostri bambini questo bellissimo libricino, lo potete trovare QUI

Scritto da: Carlotta de Melas / Emme Edizioni

Adatto a tutti i bambini sognatori

cloe.gif

 

Le nostre “Rose nell’insalata”

Il titolo a qualcuno suonerà familiare: Rose nell’insalata… si parliamo proprio di lui…Bruno Munari.

Bruno Munari (1907-1998) é stato il più eclettico artista-designer Italiano; sperimentatore e creativo, ha dedicato molta attenzione al mondo dell’infanzia attraverso giochi, laboratatori, poesie, libri e mostre.

Rispondendo alla domanda del perché il suo interesse era rivolto al mondo dell’infanzia egli rispose: «Non potendo cambiare gli adulti, ho scelto di lavorare sui bambini perché ne crescano di migliori. E’ una strategia rivoluzionaria quella di lavorare sui e con i bambini come futuri uomini». Il suo sogno era quello di promuovere una società fatta di uomini creativi e non ripetitivi.

Oggi vi parleremo di uno dei suoi capolavori più famosi: Rose nell’insalata, ma prima…. andiamo dall’ortolano a comprare tre piantine di insalata trevisana, una pianta di lattuga, una di insalata romana e una di cicoria….  inizia  cosi questo splendido libricino.

Ed é proprio quello che abbiamo fatto; ecco i nostri ingredienti per quest’attività:

  • Pittura
  • Insalata indivia
  • Sedano
  • Fogli

Insomma una parte della cena…..ma, tagliando il sedano e l’insalata abbiamo conservato il gambo e ci siamo messe ad osservarli e toccarli con i bambini, cosa nasconderanno le nostre insalate?

Una volta immersi nella pittura li abbiamo utilizzati come timbri e……

IMG_20171014_090938Astronavi o personaggi strani che arrivano da altri pianeti? Questo sedano é proprio misterioso…..”

Oppure…

Guardi un po’, signora, questo bel disegno di rose appassite ma ancora profumate, da stampare su seta per un abito da tarda sera”

instasize_171014090231

Lo stupore dei bambini é stato incredibile, ognuno é stato libero di esplorare, immaginare e creare, chi lo avrebbe mai detto che l’insalata nascondeva delle rose?

Presto un nuovo articolo su Munari e i suoi libri…. ATELIER IN VISTA a Parigi! 

INFO: http://www.agenzia-ama.com

 

 

 

Attività Autunnale per bambini!

In autunno cadono le foglie

e nessuno dagli alberi le toglie

ci sono foglie marroni e tante anche arancioni,

le verdi, le rosse e le gialle volano via come farfalle.

 

Eccoci tornate dopo una lunga pausa  estiva con tante novità e progetti in arrivo…. noi di Maionese Educativa  siamo pronte a continuare con tanti nuovi ingredienti e idee per creare insieme una ricetta educativa molto speciale.

Siamo ormai in Autunno, una stagione da toccare, osservare, scoprire e esplorare…la nostra idea è quella di creare un Cestino dei Tesori Autunnali con i vostri bambini.

Non mancheranno in questo periodo le gite in campagna, nei boschi o in qualche parco cittadino… li troverete una buona parte di quello che vi serve per creare un ricco cestino autunnale; pensato e proposto per i bambini a partire da 1 anno.

Per prima cosa coinvolgete i bambini  nell’attivita di RICERCA, benché scontato possa sembrare è un ‘attività che richiede impegno e attenzione al bambino nell’esplorare le foglie gialle e piatte o piccole e marroni…oppure nel cercare le castagne…

Una volta raccolti i materiali d’autunno bisgonerà predisporre un cestino adatto: ampio, con i bordi stabili e non troppo alti in modo da permettere anche a un bambino piccolo che sta seduto da solo, di poter allungare la sua manina ed e vivere la stagione autunnale.

Materiali d’Autunno:

  • Pigne
  • Castagne
  • Nocciole (proposte in piccole bottiglie di plastica trasparenti ai più piccoli)
  • Foglie di diversi colori e dimensioni
  • Rametti
  • Muschio
  • Cortecce d’albero
  • Mele e Pere
  • Zucca
  • …e poi spazio all’immaginazione con tutto quello che troverete a tema autunnale

upload-988316_b3d3

Céline Alavrez, educatrice Montessori, linguista e autrice del libro ” Les lois naturelles de l’enfant” sostiene che al giorno d’oggi  la maggior parte dei bambini impara le stagioni come si impara una lingua straniera a scuola. Un bambino non potrà conoscere le stagioni se non le ha prima vissute e toccate in tutte le sue sfumature. L’intelligenza del bambino ha bisogno di essere in contatto con il mondo, fare esperienza di quello che lo circonda per poi appropiarsene. Uscire all’aperto, vivere l’autunno, ricercare e raccogliere i materiali per poi crearne un prezioso cestino potrà essere il primo passo verso la scoperta …

Il cervello umano non puo’ comprendere quello che non vive: nessuna descrizione, nessuna immagine potrà mai rimpiazzare una lezione sensoriale, grandiosa e vivente come quella offerta dalla natura”.  C. Alvarez, Les lois naturelles de l’enfant.

Tavoli Luminosi Fai da te! Il nostro Atelier ispirato all’Approccio di Reggio Emilia.

Il piacere dell’apprendere, del conoscere e del capire è una delle prime fondamentali sensazioni che ogni bambino si aspetta dall’esperienza che affronta da solo o con i coetanei e con gli adulti. Una sensazione decisiva che va rafforzata perché il piacere sopravviva anche quando la realtà dirà che l’apprendere, il conoscere, il capire possono costare difficoltà e fatica. E’ in questa sua capacità di sopravvivere che il piacere può sconfinare nella gioia.

Loris Malaguzzi

Questa é la citazione che apre la presentazione degli Atelier di Luce delle scuole e asili di Reggio Emilia. L’esperienza, il piacere, il conoscere, la gioia: sono gran parte di quelle sensazioni e vissuti che vorremmo trasmettere ogni volta che da educatrici creiamo un progetto per i bambini con i quali lavoriamo. L’approccio di Reggio Emilia é venuto in nostro aiuto per un percorso di Atelier che abbiamo organizzato il 18 Marzo e il 1 Aprile a Parigi.

Ecco quindi svelato un nuovo ingrediente della nostra Maionese Educativa: I tavoli luminosi.

I veri tavoli luminosi di Reggio Emilia sono creati e costruiti per le scuole e gli Asili di Reggio, su internet troverete alcune soluzioni più o meno economiche, ed ecco la nostra:

Materiali:

  • Scatola IKEA  trasparente rettangolare e bassa per avere un ampio spazio di esplorazione e ricreare un “vero tavolo luminoso”, ricordatevi di aggiungere anche coperchio e manici per chiuderla;
  • Ghirlanda di luci LED a pile da inserire nella scatola, per una buona luminostià consigliamo almeno l’acquisto di 3 ghirlande per scatola;

IMG_20170401_194448294

  • Carta forno per ricoprire tutti i lati della scatola internamente, in questo modo darete alla scatola una parvenza nuova e gli occhi dei vostri bambini saranno maggiormente protetti dalla luce LED.
  • Palline luminose di diverse grandezze che cambiano colore da posizionare all’esterno della scatola;
  • Fogli colorati, fogli metallici, carta velina fogli 3D, pochette trasparenti
  • Materiali di diversa natura e non strutturati, come: tappi, pigne, mollette di legno, foglie, stoffe, sacchetti, cubi di legno, cubi colorati, bottiglie sensoriali, sacchetti trasparenti e opachi, barattoli trasparenti, bastonicini di legno ecc; non ci sono limiti alla fantasia e all’esplorazione; Ad esempio durante una gita in campagna all’aria aperta il vostro bambino raccoglie legnetti e foglie?  favoloso, rientrato a casa potà esplorarli sul nuovo tavolo luminoso!

    Visualizzazione di IMG_0001.jpg
    PH Federica Quaglia – Agenzia AMA- Co-organizzatrice dell’atelier.

Una volta creato il tavolo luminoso non vi resta altro da fare che sistemarlo in una zona buia o in penombra e voilà che il vostro bambino sarà immerso in una nuova dimensione!

L’IDEA PEDAGOGICA che sta dietro a questi tavoli luminosi é quella di “creare un ambiente di ricerca dove la luce può essere indagata nelle sue diverse forme, attraverso esplorazioni capaci di provocare meraviglia e curiosità, di stimolare creatività e approfondimenti” cit reggiochildren.it

I diversi materiali e l’esplorazione della luce permettono una nuova esperienza dei fenomeni e delle cose, permettono al bambino di intraprendere diversi percorsi da solo o in gruppo. Esso é invitato a interrogarsi e incuriosirsi, proverà e riproverà ad esempio a  far riflettere la pallina luminosa sul foglio di carta stagnola, costruirà nuovi pensieri e nuovi percorsi mentali.

I molteplici linguaggi del bambino vengono messi in gioco: parola, suoni, costruzioni, composizioni visive, disegni e rielaborazioni.

Il passo finale del nostro Atelier é stata una fase di collage: su dei fogli di legno i bambini hanno incollato con una speciale colla legno, i materiali che avevano esplorato durante l’atelier, dando vita ad una vera e propria opera d’arte vissuta e sperimentata grazie ai tavoli luminosi.

Un pensiero educativo costante che ci ha guidato durante quest’atelier e che ci guida nella nostra pratica educativa é il NON sositituirsi mai al bambino nella sua esplorazione, egli deve essere di libero di toccare o non toccare, esplorare, incollare e sperimentare come meglio crede i materiali proposti, l’adulto deve lasciarsi trasportare dai linguaggi del bambino ed essere per lui una presenza e uno stimolo prezioso.IMG_20170319_104858_347

.

IMG_0006 (1)
Ph Federica Quaglia- Agenzia Ama, Co-Organizzatrice dell’Atelier

L’importanza dell’ordine per i bambini….ci pensa “Petit Fernand”!

“L’ordine esterno aiuta a costruire l’ ordine interno del bambino”

 Intramontabili parole di Maria Montessori.

 

Abbiamo parlato varie volte di come il bambino costruisca la percezione di se stesso e del mondo attraverso l’ambiente che lo circonda, ed é quindi importante che questo sia organizzato e ordinato, oltre che pensato a misura di bambino e dei suoi bisogni.

In quanto genitori ed educatori dobbiamo fornire al bambino un supporto che viene dall’esterno: aiutarlo ad organizzare i suoi spazi, i suoi oggetti, i suoi giochi per aiutarlo a costruirsi come persona e sviluppare una sua autonomia.

Il bambino si trova spesso in collettività, che sia all’asilo, a scuola o con degli amici ad un’ attività extrascolastica…..non sempre sarà facile ritrovare la propria felpa blu o i suoi pennarelli nuovi…e per la maestra o l’educatrice nemmeno.

Quante volte assistiamo all’ Asilo, a situazioni  in cui la maestra chiede di chi sia quel gilet bianco e nessuno risponde? oppure il bambino non ha il coraggio di rispondere perché troppo timido e insicuro?

Nell’immaginario comune il bambino é l’agente per eccellenza del disordine….ma chi lo dice? é veramente cosi? La nostra risposta é NO!

Dipende da quali strumenti mettiamo a disposizione del bambino…

Per l’adulto l’ordine corrisponde a un solo bisogno estetico, i giochi ben sistemati e l’astuccio in ordine , ma per il bambino l’ordine ha un significato più profondo….é un tipo di ordine che gli permette di “essere, agire e muoversi più agevolmente nel mondo”.

In quanto adulti possiamo iniziare dalle piccole cose per aiutare i bambini a creare un certo ordine intorno a loro…..il nostro ingrediente per un’ottima Maionese Educativa oggi é: Petit Fernand

ordine 2

Petit Fernand vi permette di creare delle etichette personalizzate per i vostri bambini, per vestiti e oggetti di ogni genere, in modo che il bambino possa sempre riconoscere e ritrovare quello che gli appartiene e averlo sempre in ordine.

Il primo passo é quello di creare le etichette con il vostro bambino, in modo che egli possa veramente ritrovare qualcosa che gli appartiene. Egli avrà cosi un vero punto di riferimento.

Petit Fernand offre la possibilità di scegliere il colore dell’etichetta e il disegno da affiancare al nome del bambino. Cosa c’é di meglio se non farlo scegliere al bambino stesso? Anche per i più piccolini di 3 anni che non sanno ancora leggere, trovare un “camion dei pompieri” come etichetta sulla propria felpa, funzionerà certamente per ricordargli che é sua!

Sul sito potrete trovare etichette di vario genere e dimensione, per vestiti e oggetti di grande qualità!

Cosa aspettate? correte sul sito Petit Fernand per creare delle splendide etichette per i votri bambini!

Approvato e testato da Marta e Valentina di Maionese Educativa e dai nostri bambini allAsilo!

IMG_20170401_224200

Reggio Emilia Approach

“I bambini sono degli esseri forti, ricchi et competenti. Hanno le capacità, il potenziale, la curiosità e il desiderio di costruire il loro apprendimento e di gestire la relazione con l’ambiente che li circonda”.

Loris Malaguzzi

  • Quando e dove nasce il Reggio Emilia Approach?

L’approccio di Reggio Emilia nasce nell’omonima città agli inizi degli anni ’60 grazie al pedagogista e insegnante di scuola primaria Loris Malaguzzi e alla sua collaborazione con il Comune di Reggio Emilia. Il comune intuisce l’inefficacia dei servizi educativi presenti sul territorio e sente di dover rispondere alle crescenti domande di famiglie e bambini fornendo loro dei servizi di qualità.

Così nel 1963 furono create le prime scuole per bambini dai 3 ai 6 anni e dal 1966 esse diventarono parte integrante del sistema pubblico di educazione.  Oggi sul territorio e in tutto il mondo si contano innumerevoli Asili Nido e Scuole dell’Infanzia ispirate a questa filosofia educativa.

L’idea di Malaguzzi era quella di: “Fare una scuola amabile (operosa, inventosa, vivibile, documentabile e comunicabile, luogo di ricerca, apprendimento, ricognizione e riflessione) dove stiano bene bambini, insegnanti e famiglie”.

  • Metodo? Approccio?

Per prima cosa è bene sottolineare che esso non è un metodo ma bensì un approccio…una filosofia educativa in costante evoluzione e difficile, se non impossibile da riprodurre tale e quale, ma dalla quale si possono trarre alcuni principi chiave e adattarli poi al proprio contesto. Approccio significa primo contatto per entrare in relazione con qualcuno, atteggiamento, modo con il quale affrontiamo un problema, un argomento. Il metodo, come può essere il Metodo Montessori, è un criterio sistematico e funzionale di procedere in un’attività finalizzata al raggiungimento di un obiettivo prefissato (Dizionario Hoepli).

I principi chiave dell’approccio

Il Bambino possiede 100 linguaggi: 

Viene offerta quotidianamente ai bambini la possibilità di avere incontri con più materiali, più linguaggi, più punti di vista, di avere contemporaneamente attive le mani, il pensiero e l’emozione, valorizzando l’espressività e la creatività di ciascun bambino e dei bambini in un gruppo (reggiochildren.it). I bambini possiedono “100 linguaggi”, e per permettere al bambino di esprimersi, ad esso vengono messe a disposizione molteplici mezzi, materiali e tecnologie.Il bambino ha un grande bisogno e diritto di comunicare e sta all’adulto assicurarsi  che il bambini abbia gli spazi e i modi per esprimersi.

Bambino come costruttore:

Il bambino costruisce i suoi apprendimenti secondo i suoi interessi, le sue scoperte, le sue soluzioni ai problemi. L’adulto non trasmette frontalmente il suo sapere al bambino, esso non è considerato come un vaso che deve essere riempito. Ogni situazione e relazione nella quale egli è coinvolto può essere una situazione di apprendimento.

Una partecipazione sociale alla scuola:

Scuola come sistema, comunità che coinvolge genitori, insegnanti, cittadini, organizzazioni del quartiere impegnati all’interno e all’esterno delle scuole con una comunicazione costante.

Ph. ischool.startupitalia.eu

L’ambiente come agente di apprendimento e  terzo insegnante.

L’educazione viene considerata come una spirale aperta, e i bambini vengono incoraggiati a rivisitare, riconsiderare e a rappresentare le proprie esperienze e intuizioni. (Cit. I cento linguaggi dei bambini). Gli spazi e l’ambiente giocano un grande ruolo importante nel percorso di apprendimento, essi devono essere vivi, invitanti, stimolanti, provocanti, polivalenti.  Gli spazi interni e esterni sono in continuità tra loro, c’è un accesso diretto al cortile  e allo stesso tempo all’interno troviamo piante e materiali all’interno. Un’altro spazio molto importante, quasi un prolungamento delle sezioni è la piazza, intesa come la piazza rinascimentale, è lo spazio dove ci si incontra, si parla, si discute, si fa commercio, politica, teatro..un luogo “dove si intensifica la qualità degli scambi sia dei bambini che degli adulti” è un luogo definito di Loris Malaguzzi dove le idee partono e arrivano. C’è poi l’atelier: definito sempre da Malaguzzi un laboratorio/studio utilizzato dai bambini e dagli adulti e viene condotto da un atelierista.  Un luogo dove abilitare la mano e la mente, dove affinare l’orecchio, il giusto estetico e grafico.

Ci sono dei materiali precisi?

No, non ci sono.. ma ci sono esperienze e atelier dal quale è possibile ispirarsi.  Troviamo tantissimi tipi di materiali diversi che arrivano da percorsi di recupero e di riutilizzo dei materiali stessi, con un approccio quindi ecosostenibile, si va dalla lana, alle stoffe, a pezzi di legno raccolti nel bosco, ma anche a strumenti di alta tecnologia, come videoproiettori, stereo, microscopi; la tecnologia si mescola ad altri linguaggi, non li domina. Ad esempio troviamo atelier di luce e trasparenze con i tavoli luminosi che permettono l’immersione in un nuovo ambiente dove la luce può essere esplorata e permette di esplorare i diversi oggetti di interesse del bambino.

Ph. ischool.startupitalia.eu

– Esempi di attività:

Un melograno viene posto al centro del tavolo e i bambini sono seduti intorno ad un tavolo circolare e compongono una grafico dell’oggetto..dopodiché tutti i lavori verranno appesi e i bambini si confronteranno su cosa ognuno ha osservato e rappresentato.

oppure…

La maestra propone ai bambini di fare delle cose utilizzando il filo di ferro e delle matasse di filo, i bambini manipolando i diversi fili giocano e si esprimono “Ho fatto un pesce” “Adesso faccio un pesciolino” “questo filo è grande come una balena”.

Loris Malaguzzi poneva inoltre un accento particolare alla colaborazione che dovrebbe esistere tra genitori e scuola; affermava quanto fosse importante per i genitori comprendere quello che accade all’interno dell’istituto, sia per loro, che per i loro figli e per le persone che vi lavorano; in questo modo si può creare una responsabilità condivisa in cui vi sia un completo passaggio di informazioni utili per la crescita del bambino facendo nascere, quella che lui definisce una “solidarietà di intenti”. I 100 linguaggi dei bambini diventeranno,così, dei linguaggi comprensibili anche ai genitori e agli insegnanti che giornalmente si prendono cura di loro.

Per ulteriori informazioni potete visitare il sito: http://www.reggiochildren.com

Ecco un video molto interessante sulle scuole di Reggio Emilia: CLICCA QUI

 

 

 

Tararì tararera…

Che cosa farà la scimmietta Piripù quando, allontanadosi troppo dalla sua famiglia per visitare il mondo circostante, non riuscirà più a trovarli?

Questo divertente libro mostra sia agli adulti che ai bambini che il divario linguistico molto spesso può essere superato se accompagnato dalla voglia e dalla passione di trasmettere qualcosa; questo libro, infatti, è una storia scritta in lingua Piripù e nasce proprio per il puro piacere di raccontare storie. Non abbiate paura, con la giusta intonazione e con l’aiuto della grafica riuscirete a raccontare una storia di curiosità, avventura e amore ai vostri Piripù Bibi e loro sapranno ascoltarvi, ridere delle avventure della piccola scimmietta.

Questo libro fa parte di una collana di avventure chiamate la biblioteca di Piripù; tra gli altri titoli troviamo: Bada…bum e Rulba rulba!

Età consigliata: a partire dai 3 anni

Per comprare questi splendidi libri cliccate qui:

– Tararì tararera

– Bada…bum

– Rulba rulba!

Tararì tararera… di Emanuela Bussolati, Ed. CARTHUSIA, collana: la biblioteca di Piripù.

La lingua dei segni al Nido

LA LINGUA DEI SEGNI APPLICATA CON I PIU’ PICCOLI AL NIDO.

page2_img11

Ho partecipato di recente a questa formazione sulla LSF (lingua dei segni francese) applicata con i bambini all’asilo nido; inzialmente non ero molto convinta, io Italiana in Francia, che già per  comunicare con i bambini quotidianamente uso molto i gesti per esprimermi (più di tutte le altre mie colleghe francesi messe insieme), non ne capivo il senso profondo di questo percorso con dei bambini udenti, ma ne sono rimasta coinvolta e entusiasta cosi’che ho deciso di parlarvene in questo post!

Il principio

Il principio é quello di associare un gesto della lingua dei segni a una parola.

Il gesto realizzato viene chiamato “segno”. Ad esempio ogni volta che viene pronunciata la parola “acqua” essa viene “segnata” con il gesto corrispondene.

L’obiettivo é quello di segnare alcune parole chiave che ritornano spesso nella giornata dei bambini al Nido. La lingua dei segni é in sé molto complessa e quello che viene proposto ai più piccoli non é una comunicazione interamente basata su questo tipo di linguaggio, l’idea é quella di utilizzare i principi di questa lingua nel mondo dell’infanzia.

L’interesse

Il bambino che non ha ancora acquisito la parola ha dei bisogni che non riesce a esprimere chiaramente….sarà allora con il pianto, con dei comportamenti che l’adulto non riuscirà a spiegarsi, che il bambino cercherà di esprimersi e di comunicare con esso.

Questo modo di comunicare permette di:

  • Soddisfare al meglio i bisogni dei più piccoli
  • Ridurre le frustrazioni e i pianti legati all’incomprensione
  • Sviluppare i legami di attaccamento
  • Creare dei legami di complicità tra il bambino e le persone che si prendono cura di lui
  • Rinforzare la stima di sé e la fiducia del bambino
  • Sviluppare la sua motricità fine
  • Incoraggiare all’uso della parola
  • Sviluppare una comunicazione rispettuosa e attenta

 

Verso i 6-7 mesi il bambino é in grado di riprodurre alcuni segni permettendogli cosi’ una comunicazione corporale e gestuale.

Rispetto al mio modo, già gestuale, di comunicare con i bambini, con questo metodo cambia il fatto che anziché scegliere gesti personali, definiti da una singola persona in base alla propria esperienza, vengono utilizzati dei segni stadardizzati e studiati appositamente, in modo dunque più sistematico.

La lingua dei segni applicata

E’ importantissimo associare il gesto alla parola: segnare e parlare permette al bambino di appropriarsi allo stesso tempo del linguaggio in modo ludico.

Affinché un bambino integri un segno é necessario che le educatrici che si occupano di lui al nido lo ripetano frequentemente e quotidianamente, idealmente ogni volta che la parola chiave viene usata durante la giornata, cosi’ il bambino per mimetismo potrà appropriarsi del gesto e segnare a sua volta.

L’equipe dovrà scegliere inizialmente 5-6 parole chiave che ha deciso di segnare, ad esempio nella mia struttura abbiamo optato per: buongiorno, acqua, ancora, mangiare, libro, dormire e doudou.

Segno per “ancora” nella LSF

Ogni giorno, da quando abbiamo partecipato alla formazione, ogni volta che pronunciamo una di queste parole, associamo il segno corrispondente. Metteremo poi in atto durante un “café des parents” una mini formazione per i genitori che vorrebbero continuare questo progetto a casa con i propri figli.

All’asilo nido si possono poi segnare anche alcune canzoncine, imparando i segni delle parole chiave di ciascuna e in commercio si possono trovare anche diversi libri da raccontare segnando.

Segno per “grazie” nella LSF

Questo progetto non va assolutamente a sostiuire la parola o a nuocere lo sviluppo del linguaggio, anzi; Virginia Volterra, Dirigente di ricerca del CNR – Istituto di Scienze e Tecnologie della cognizione -, punto di riferimento italiano sulla lingua dei segni, sostiene cheutilizzando questo metodo si notano dei vantaggi cognitivi nell’evoluzione del linguaggio dei bambini, che si sviluppa prima e meglio rispetto a chi non ne fa uso. Un mio studio del 1998, condotto su bimbi udenti della scuola elementare di Guidonia (RM), ha evidenziato che la lingua dei segni aumentava le loro abilità di memoria visiva e attenzione visiva. E anche su bimbi più piccoli esistono abbondanti lavori che attestano la validità di questa metodica”.

Ecco un video della lingua dei segni applicata: GUARDA VIDEO

Bibliografia per approfondire:

Gioco e Imparo con la LIS

Mamma parla con me

I cento linguaggi dei bambini.

Vorremmo iniziare il nuovo anno così…con questa poesia di Loris Malaguzzi, il fondatore dell’approccio di Reggio Emilia (che approfondiremo prossimamente in un articolo).

Le sue parole ci fanno un pò sognare come educatrici… infondono speranza e aprono nuove possibilità…moltiplicano il nostro sguardo…

Il bambino è fatto di cento.

Il bambino
ha cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.
gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi

Risultati immagini per reggio emilia approach
Tavolo Luminoso in una scuola di Reggio Emilia. Presto un articolo con qualche info su questo approccio.